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Apr052018

Cremona sa investire su se stessa.

Cremona

D’inverno dalle parti della Bassa – e Cremona è una delle capitali – si capisce meglio perché la nebbia più che un elemento atmosferico sia una categoria dello spirito; più che un impedimento alla visibilità del paesaggio e delle genti sia un modo raffinato, elegante per garantire quella che potremmo definire una sorta di privacy ambientale. Come se da queste parti la vita sociale in certi periodi dell’anno andasse in letargo e a ognuno e a ogni cosa fosse finalmente concessa la libertà che solo il sogno ci regala: quella di apparire o di dileguarsi entro una cornice sfumata, a nostra libera scelta, qualche volta giocando, più spesso facendo sul serio.

 

“Piccola città io ti conosco” dice una canzone di Francesco Guccini. Eccola, sorniona, Cremona sfumare tra le sue nebbie e poi riapparire come tante volte ha fatto nella sua storia, una storia ambiziosa al tempo dei Comuni, la storia di una città che ha saputo contrapporsi a Milano fino a tentarne la conquista per poi inesorabilmente soccombere, secondo copione. Ha avuto una Signoria, le è mancato il Ducato, tanto Medioevo, un Rinascimento pacato poi si è portata diligentemente con Milano fino all’Unità d’Italia investendo su sé stessa, la fertilità delle sue terre, l’opulenza delle industrie e dei commerci alimentati dal grande fiume che le scorre accanto.

 

Oggi Cremona tenta di uscire dal suo guscio dorato, anche sollecitato dalla crisi di un’industria cresciuta disordinatamente e di un’agricoltura troppo assistita per avere voglia di camminare con le sue gambe. Non che ora Cremona volga le spalle a Milano, che è troppo grande e troppo incombente. Tenta però un suo proprio percorso. Coltiva una sua idea di distretto economico e culturale aperto e dialogante verso le città vicine (Mantova, Piacenza e Parma in modo particolare) con cui già condivide, nell’economia come nella cultura, i vantaggi assicurati dalla fertilità e dall’opulenza di territori ricchi di fiumi e di pianure. Un’idea che, dietro le nebbie, lascia immaginare invitanti orizzonti.