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Apr052018

Enna: una Sicilia profonda e sottile

Enna

Nella Sicilia profonda è sottile, talvolta impercettibile, la differenza tra la natura e il paesaggio. Come se l’uomo avesse scelto di tenersi in disparte e di incidere il meno possibile su un territorio che ha una sua indiscutibile identità. Ed in effetti è singolare come, soprattutto in certe stagioni, in luoghi in cui l’agricoltura è tornata ad essere il settore fondamentale dell’economia si veda così poca gente nei campi e come evidente sia la scelta di intervenire sulle forme e sui colori della natura senza volerli alterare più di tanto.

 

Qui, in questa Sicilia, che da nessuna parte vede il mare al suo orizzonte, è forte l’impressione che si sia compiuto il miracolo di preservare un equilibrio ambientale tanto prezioso quanto forse involontario. È il miracolo di una cultura contadina dai ritmi lenti e dagli sguardi lungimiranti. E così, da queste parti, nella campagna che circonda Enna e Caltanissetta, a mano a mano che si avanza verso gli aggregati urbani, sembra di calarsi dentro una semplificazione estrema dei segni attraverso cui si esprime la suggestione del luogo.

 

Questo spiega perché le città ci appaiono come luoghi felici, piccole enclave in cui è calato il silenzio della storia, Forse felici non lo sono davvero ma non fanno fatica nel sembrarlo e questo è un gran bel segno di civiltà.

 

Dai tempi di Callimaco si continua a dire che Enna è l’ombelico della Sicilia. Enna, per la verità, non tradisce tanta ambizione ma sta al gioco. Si propone come città territorio, una polis d’altri tempi, una terra di grandi e fertili esplorazioni di miti e di valori. Così l’ha letta l’imperatore svevo di cui la Sicilia va tanto orgogliosa, quel Federico II che scelse Enna come luogo di riposo e di meditazione. Una villeggiatura d’altri tempi, beninteso protetta e fortificata. Qui Lo stupor mondi venne a costruire la più potente e ardita delle sue architetture militari, quel castello di Lombardia che si innalza senza indugi su uno sperone. Ma qui sorge anche la sua torre più poetica ed esoterica: quella torre di Federico di cui oggi a noi sfuggono linguaggi, simboli e significati. Come potrebbe essere altrimenti? L’ombelico della Sicilia è pudico e di certo non svela i suoi misteri al turista distratto.